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lunedì 15 ottobre 2018

Napoli velata

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Napoli velata

Napoli velata

Napoli velata

titolo originale:

NAPOLI VELATA

montaggio:

produzione:

R&C Produzioni, Warner Bros. Ent. Italia, Faros Film, con il contributo di Regione Campania, Regione Lazio

paese:

Italia

anno:

2017

durata:

113'

formato:

colore

uscito in sala:

28/12/2017

premi e festival:

Una sera ad una festa Adriana (Giovanna Mezzogiorno) incrocia gli sguardi seducenti e provocatori di Andrea (Alessandro Borghi), un giovane attraente e sicuro di sé. Lei non riesce a sottrarsi a quella schermaglia sensuale e i due trascorrono così la notte insieme. Ma non sembra chiudersi tutto lì, si danno, infatti, appuntamento per il giorno dopo. In lei cresce rapidamente un sentimento più forte, forse l’inizio di un grande amore che potrebbe cambiarle la vita. La svolta arriva, ma diversamente da come si aspettava. La situazione precipita quando rimane coinvolta in un delitto che la trascina al centro di un’indagine dai contorni inquietanti. Uno scossone capace di minare ogni sua certezza. Involontariamente, senza possibilità di scampo, s’infila in un percorso dentro la più segreta zona d’ombra della propria personalità. In una Napoli sospesa tra magia e sensualità, ragione e follia, un mistero avvolge l’esistenza di Adriana, travolta da un amore improvviso e un delitto violento.

NOTE DI REGIA:
Durante il mio soggiorno a Napoli, alcuni anni fa, per curare la regia de La Traviata al San Carlo, mi è capitato di assistere alla ‘figliata’. E’ un rito arcaico legato profondamente alla cultura napoletana dei ‘femminielli’ e che mette in scena il parto maschile. Mi aveva molto colpito il fatto che tra gli spettatori e gli ‘attori’ venisse steso un telo semi trasparente perché tutto doveva essere soltanto intravisto, perché la verità va più sentita che guardata direttamente nuda e cruda negli occhi. Così come nella scultura marmorea del Cristo Velato il velo, proprio coprendole, rivela ancora meglio le forme del volto. Il velo non occulta ma svela. Questo inno all’ambiguità mi sembrava una sintesi perfetta di una città in cui convivono, quasi in un perfetto amalgama, religione e scienza, paganesimo e cristianesimo, superstizione e razionalità. Da tempo sapevo che avrei voluto fare un film a Napoli, la quarta città dopo Istanbul, Roma e Lecce, in cui mi ero sentito subito come a casa. Quando ho iniziato però ad elaborare il soggetto prima ancora di girare Rosso Istanbul, il film non era ambientato a Napoli. Come in altri miei lavori (e penso soprattutto a Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Cuore sacro) volevo raccontare di come una donna, sconvolta da un avvenimento traumatico, improvviso e inaspettato, sia costretta a rimettere in discussione tutta la propria vita e intraprendere così un percorso di cambiamento che diventa indagine dentro a se stessa e al proprio passato. Un viaggio interiore che stavolta più lo approfondivo e più mi accorgevo quanto fosse ambiguo e sfuggente. Il personaggio oscillava tra sessualità, bisogno d’amore e chiusura netta alla realtà. Entrare nella mente di Adriana era come esplorare una città, percorrerne vicoli e piazze come in un labirinto di cui cambiavano continuamente le dimensioni e i colori. E allora ho capito che la città che era nella mente di Adriana non poteva che essere Napoli, che – come faccio dire nel film – ‘i suoi misteri non li svela a nessuno’. La Napoli del lungomare Caracciolo, dei palazzi austeri e aristocratici, in cui si sentono ancora gli echi di tradizioni prestigiose e di una grande cultura. E ho costruito il film con un susseguirsi di avvenimenti a sorpresa come nella ‘tombola vajassa’, anche questa tipica della tradizione dei ‘femminielli’. Ogni numero che viene estratto ha un significato legato alla ‘smorfia’ e, mano a mano che i numeri escono, si legano in una sequenza logica, creando una storia che prende forma dalla casualità del sorteggio. Ho cercato così di estrarre, diciamo in maniera creativa, anche i numeri della mia memoria cinematografica, senza pregiudizi. Non a caso ho girato molte scene in una antica casa che in precedenza si era aperta solo due volte ad un set cinematografico, L’oro di Napoli di De Sica e Viaggio in Italia di Rossellini, per raccontare una storia che però attinge anche a molti generi diversi del Cinema italiano più popolare. Questo film sfiora molti elementi del melodramma, del noir. È un mistery che sfocia nel thriller dei sentimenti pieno com’è di avvenimenti, sorprese, colpi di scena. Ma non credo possa mai somigliare a un vero e proprio film di genere. Sicuramente un film sulla passione d’amore e dei sentimenti stravolti da vicende inaspettate, sconcertanti e misteriose.