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sabato 23 marzo 2019

Il Pretore

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Il Pretore

Il Pretore

Il Pretore

titolo originale:

IL PRETORE

regia di:

sceneggiatura:

dal romanzo "Il Pretore di Cuvio" di Piero Chiara

fotografia:

montaggio:

scenografia:

produzione:

Lime Film, con il contributo del MiBAC, in collaborazione con Chichinsci

paese:

Italia

anno:

2014

durata:

102'

formato:

colore

uscito in sala:

03/04/2014

premi e festival:

Augusto Vanghetta è un pretore in sottordine con quasi quindici anni di carriera alle spalle. Miracolato dalle legge Mortara, pullulata nella mente dell'omonimo ministro nel 1919 e destinata a rimpolpare l'organico della magistratura straziato dalla guerra, che consentiva a tutti i laureati iscritti da almeno cinque anni all'albo degli avvocati o dei procuratori l'accesso alla magistratura, è più che mai deciso a rimanere fino alla pensione pretore della piccola città lacustre dov'è stato destinato. Brutto, sessualmente super dotato, seduttore seriale, è sposato con Evelina, molto più giovane di lui. Il matrimonio tra il focoso pretore e la fragile Evelina, è un autentico disastro. Dopo un iniziale slancio, la coppia si è piano piano allontanata. Evelina e Vanghetta dormono in due stanze separate da ben sette anni.
L'infelicità coniugale ha scalfitto solo superficialmente la tempra dell'uomo, segnando profondamente la carne e lo spirito della donna la quale, per marcare la sua distanza rispetto alla prorompente animalità del marito, si è andata asciugando fino a diventare anoressica. Mentre Evelina si assottiglia ingoiando vitamine di produzione svizzera che le permettono di restare in piedi, il Vanghetta coltiva le sue due grandi passioni: le donne e il teatro. Molte sono le amanti che si alternano nel suo studio in Pretura, la sera, quando tutti si sono ritirati e lui può finalmente dar libero sfogo al suo inesausto appetito sessuale. Vanghetta, come Don Giovanni, non si tira mai indietro: le donne sono tutte belle, in particolar modo le popolane, così distanti dall'algida, siderale impenetrabilità della moglie. Parrucchiere, panettiere, giovani che hanno bisogno dei suoi uffici pretorili, sono il suo pascolo preferito. E' una fame inesauribile, un vacuum che lo spinge ad affermare con una buona dose di autocoscienza e orgoglio: 'Ho un cane che deve mangiare almeno due volte al giorno'. E poi c'è il teatro, la passione drammaturgica, il sogno della gloria letteraria. In un'epoca dominata dal mito del randello e dall'olio di ricino, Vanghetta si dedica con accanimento alla stesura di una commedia di soggetto amoroso, liberamente ispirata alla sua intricata vita affettiva. Ma la carica pubblica lo distrae: oltre alle donne ci sono i sodali, i pesciolini che si mantengono alla sua ricca mensa, avvocaticchi e piccoli funzionari di provincia di cui riempie le tasche e insidia le mogli, disposte ad aprire la sottoveste pur di aiutare le carriere dei mariti. E' un mondo di provincia chiuso, dominato da regole millenarie: una su tutte, il silenzio. Tutti sanno tutto di tutti. Ma la verità, il nemico pubblico numero uno di questa società ipocrita, va negata, sempre.
E' proprio per dedicarsi totalmente alla stesura de 'L'AMORE E' UN'EQUAZIONE, ovvero, RAMIRO E ISIDORA' che il Vanghetta assolda come suo vice Mario Landriani. Mario è un giovane avvocato di Milano alle prime armi, senza santi in paradiso. Per questo accetta di buon grado il gravoso compito che il Vanghetta gli assegna: portare avanti le noiose pratiche legate alla pretura e scarrozzare la povera Evelina dai medici, il professor Nascimbeni e l'anziano Configliacchi, esperto in resurrezioni erettili e fertilità. Finalmente libero, Vanghetta conclude di slancio la sua pièce, assolda la scalcinata compagnia di giro del Bagna per metterla in scena attingendo al fondo per gli invalidi di guerra e impone come protagonista nella parte di Isidora Morgan, la sua nuova amante. Sedicente contessa Armandina Régner de Montfleury, in realtà è una Cazzola originaria di un piccolo paese della zona, riparata dopo il divorzio in una villa di Cadegliano Viconago, che mantiene grazie ai favori ottenuti prodigando le sue grazie in alto loco fascista. La convivenza tra Mario ed Evelina, pura nella forma, innesca per vie misteriose una passione contro la quale il giovane di bottega lotta con tutte le sue forze. Ma la natura è più forte della fragile volontà degli individui. Il tutto prende corpo durante la sera della prima teatrale, che dovrebbe finalmente sancire il trionfo artistico del Vanghetta di fronte alla crème locale, riunita in pompa magna per l'occasione. Mentre la Cazzola, attrice pessima, per tenere avvinta la platea punta sullo striptease, un diluvio di potenza inaudita sventra il tetto del teatro franando sugli spettatori ettolitri d'acqua e fango. E' il fuggi fuggi, il rompete le righe. Il Vanghetta trascina via la sua amante, affidando per l'ennesima volta la moglie alle cure del Landriani che, complice un albero caduto sulla strada principale, la porta nel suo casotto di caccia. In uno scenario boschivo incontaminato, i due si scambiano il primo, tenero bacio. Che diventa, nei giorni seguenti, abbraccio bollente, divampare inarrestabile della passione.
Mentre il Vanghetta, oppresso dai debiti che la nuova relazione con l'esosa contessa gli impone, decide di lasciare la pretura e diventa avvocato aprendo uno studio proprio con il Landriani, l'ex ragazzo di bottega, divenuto leader nel nuovo rapporto professionale e ospite fisso nel letto della moglie, si tormenta. Vorrebbe scappare con Evelina, andare lontano. Ma l'epoca non lo consente: per chi abbandona il tetto coniugale c'è la galera. O tempora o mores! Tra slanci amorosi e tormenti della coscienza il ventre di Evelina, di colpo, lievita. E' il miracolo, 'Il miglioramento della morte', come commenta il Broggi, l'ennesimo luminare invitato all'auscultazione del corpo improvvisamente rifiorito della donna. Vanghetta, consapevole di non essere il padre del piccolo, finge di fronte alla comunità che il figlio sia suo. E intanto assolda un investigatore per scoprire il colpevole. L'ex maresciallo in pensione Alfurno non può che additare proprio il Landriani come colpevole del fattaccio. Vanghetta reagisce malissimo imponendogli di 'cercare altrove': Mario gli serve sul lavoro, ma non solo. A suo modo è il figlio che Evelina non gli ha mai dato e che l'ha reso, per uno strano gioco del destino, padre. Intanto la comunità mormora. Mario è l'astro nascente del tribunale locale, gli ex accoliti del Vanghetta, abbandonato l'ex pretore semi caduto in disgrazia, gli si affastellano attorno cercando la sua protezione. I fatti l'hanno cambiato, reso più duro, insensibile.
Ora procede dritto per la sua strada, cercando di mettere a tacere la coscienza, di non vedere lo sguardo implorante di Evelina che sente di averlo perso per sempre. Il bambino nasce e propone a Mario di continuare come se nulla fosse. In fondo, commenta aspro, il neonato è figlio di entrambi: Mario aggredisce il Vanghetta. Mentre la fantesca mette in salvo il piccolo urlante, i due rotolano a terra dandosela di santa ragione. E' un pestaggio furibondo, a suo modo catartico, che sancisce l'inizio del patto scellerato tra la vecchia e la nuova generazione in un Paese dove, oggi come ieri, 'tutto cambia affinché nulla cambi'.

Note di regia
Poter raccontare per immagini un'opera letteraria di successo è sempre un privilegio. Intanto si ha la sicurezza che la storia, la trama, funzioni. Certo, il privilegio costa il rischio che si corre di non riuscire a restituire al pubblico cinematografico le stesse emozioni che hanno avuto i lettori. In questo caso poi, il rischio è doppio, visto che i precedenti registi che hanno diretto film tratti da romanzi di Piero Chiara (scrittore che conoscevo bene e che avevo imparato ad apprezzare anche prima di cimentarmi in questo progetto) sono alcuni grandi maestri del cinema italiano a cui non oserei nemmeno lontanamente paragonarmi.
Piero Chiara è uno di quegli srittori amabili, di successo, non sapientoni e non beceri. Raffinato ma non lezioso, divertente e spesso piccante, senza essere mai scurrile. E' quindi proprio questa la rotta che ho cercato di seguire nella messinscena di quelle pagine: la giusta misura fra commedia di costume e dramma umano. Il tentativo è stato il cercare di stare in equilibrio su quella soglia sottile senza spostare mai il peso troppo da una parte o dall'altra. Speriamo di esserci riusciti, speriamo di instillare nel pubblico che vedrà il film quello stesso sorriso amaro che lascia la lettura delle pagine del racconto originale di Piero Chiara.