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martedì 19 febbraio 2019

Me ne frego!

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Me ne frego!

Me ne frego!

titolo originale:

ME NE FREGO!

montaggio:

paese:

Italia

anno:

2014

durata:

58'

formato:

b/n

status:

Pronto (24/07/2014)

premi e festival:

Un viaggio attraverso la bonifica della lingua italiana tentata dal regime fascista. La storia poco conosciuta di un esperimento destinato a fallire. Il documentario analizza le parole del duce, l’indottrinamento dell’infanzia, la repressione di tutto ciò che era diverso rispetto all’ideale dell’”italiano nuovo” che doveva adeguarsi al dogma di “credere, obbedire, combattere”.

NOTE DI REGIA:
Mio nonno, classe 1901 mi raccontò di quando il cinema era diventato sonoro. All'improvviso nei film si erano cominciati a sentire le campane, il cinguettio degli uccelli, le voci della gente.
Quando mi è stato proposto di realizzare un film sulla politica linguistica del Fascismo ho pensato che fosse un argomento inedito molto interessante e insieme a Valeria Della Valle, ho cominciato a pensare a come renderlo visivo. L'Italia della Marcia su Roma è un paese povero e ignorante che parla una miriade di dialetti e ME NE FREGO parla di questo, di un esperimento di manipolazione messo in atto per uniformare la lingua degli italiani, dimenticandosi che la lingua delle persone non è una divisa che si indossa.
Non volevamo fare un film di interviste, ma volevamo che fosse l'archivio a parlarci, convinti che avremmo trovato moltissimo materiale. Dalle prime ricerche, mi sono accorto che mi sbagliavo: in tutto l'archivio Luce non si affronta mai la questione linguistica e ho trovato un solo cinegiornale che tratta di una mostra anti-LEI. Troppo poco per riuscire a farne un film. Il Luce era la macchina della propaganda del Duce e spesso quello che si trova nelle immagini dell'epoca non corrisponde alla realtà: si vede un paese che vince, che non ha paura di nessuno, che non ha nessuna debolezza. E la politica linguistica non venne mai rappresentata perché era l'espressione di una debolezza del Regime.
È a questo punto che mi è venuto in mente il racconto di mio nonno e ho investigato in quel momento di passaggio in cui anche la propaganda divenne sonora. Il primo cinegiornale è del 1931 ed è scontato: una moltitudine di ragazzi canta Giovinezza al cospetto del Duce. Successivamente vengono prodotti pochi documentari in cui effettivamente si sentono le campane, il cinguettio degli uccelli, ma soprattutto la voce della gente. E nel 1931, da nord a sud, la gente parla in dialetto. È innegabile, è lì stampato per sempre nella banda ottica delle prime pellicole sonore del Luce.
Il regime se ne accorge quasi subito e si rende conto che far sentire al popolo la realtà sarebbe stato un errore clamoroso. Poco dopo il Luce abolisce la presa diretta, che viene sostituita da una voce narrante ufficiale, la voce del regime. Questi rarissimi documenti sono il centro di ME NE FREGO!, contraltare di un insieme di voci, propaganda e citazioni da testi d'epoca, che raccontano la follia e l'inevitabile disfatta dell'altra bonifica tentata dal regime, quella sulla lingua degli italiani.