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domenica 16 dicembre 2018

Rom, Uomo

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Rom, Uomo

Rom, Uomo

titolo originale:

ROM, UOMO

cast:

Marian & Antonio Honciu, Silvan & George Guta, Isak, Virgil & Ivanta Tanasache, Moni Ovadia, Louis Siciliano, Paolo Rocca, Albert Mihai, Ion Stanescu, Marian Scerban, Miguel Haller, Antun Blazevic

montaggio:

musica:

Louis Siciliano, Orchestra Rom e Gagè alias Stage Orchestra di Moni Ovadia, Daniela Romaker, Vagabondu

paese:

Italia

anno:

2013

durata:

54'

formato:

HD - colore

status:

Pronto (20/01/2013)

premi e festival:

  • Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli 2013: Fuori Concorso

Un uomo e un bambino di dodici anni suonano all’interno di un container, in un campo ai confini di Roma. Sono Marian e Antonio originari di Bucarest, un padre e un figlio che comunicano con i loro strumenti: una chitarra acustica ben amplificata e una fisarmonica rossa. Il padre tramanda al figlio una passione, il legame con una cultura che si sta perdendo, tra immondizia, topi, canali televisivi e l’estrema necessità d’imitare la realtà fuori dal campo.
La sera Marian si riunisce con familiari e amici davanti al fuoco, suonano e si riscaldano con le stesse fiamme, che in alcuni tragici momenti, hanno inghiottito i bambini della comunità. Sulle note del violino di Zimceanu, un sacerdote della musica rom, scongiurano questi eventi luttuosi, accaduti nell’indifferenza generale. Eventi che rimangono nella memoria, come la storia di un giovane rom, una figura leggendaria, che scampò miracolosamente all’incendio del suo caravan. Nonostante le ustioni e le gravi menomazioni alla gamba e alla mano, continuò a suonare, non più il benjo, ma la chitarra che era più leggera. Sviluppò una tecnica talmente originale da farlo diventare uno dei più grandi jazzisti di tutti i tempi. Si chiamava Django Reinhardt.
Due jazzisti rom, Silvan e George, padre e figlio, continuano la tradizione del loro maestro Django, esibendosi con un gruppo di jazz manouche, sulla piazza di Saintes Maries de la Mer, nel sud della Francia. Qui, ogni anno, i rom di tutta Europa partecipano al rito della loro patrona, Santa Sara, tra musica, balli e la ricerca di un’identità.
Isak, Virgil e Ivanta sono una famiglia di musicisti rom, fuggiti dalla miseria del regime rumeno e rifugiatisi in Italia. Virgil era il direttore dell’orchestra popolare, Ivanta erede di una stirpe di grandi cantanti della tradizione rom. Con eguale dignità si esibiscono per strada, o in grandi teatri.
Paolo Rocca, musicista italiano di grande sensibilità, li ha accolti nella Stage Orchestra di Moni Ovadia, dando loro la possibilità di esibirsi con l’artista di origine bulgara.
Moni Ovadia, accompagnato nel suo spettacolo dalle struggenti e frizzanti sonorità rom, fa conoscere una tradizione musicale e una storia disseminata di viaggi e discriminazione, fino al porrajmos, lo sterminio del popolo rom. I nazisti uccisero cinquecentomila rom, migliaia di bambini finirono nelle camere del dottor Mengele, dove venivano impiegati come cavie umane, prima di finire nei forni. I musicisti rom, sotto il fumo dei grandi camini, continuarono a suonare le loro melodie piene di sentimento e di rinascita.
La stessa musica continuano a suonare ai margini delle città, nelle piazze e nei grandi teatri.

NOTE DI REGIA:
Nei confronti dei rom ho riscontrato un livello molto alto di pregiudizi, a tutti i livelli. Un'insegnante in pensione dopo aver visto il documentario mi ha confermato che sui libri di scuola non si parla minimamente del popolo rom, dello sterminio e di altro che li possa avvicinare a noi, li possa umanizzare. Da persona con molti pregiudizi nei loro confronti rifletteva sul fatto che rendendoli invisibili ci portano a odiarli.