EFP Cannes
lunedì 21 agosto 2017

Redemption Song

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Redemption Song

Redemption Song

titolo originale:

REDEMPTION SONG

cast:

Cissoko Aboubacar, Ismaila Mbaye, Badara Seck, Paulo Arrudadias, Chico Cesar, Agnese Ricchi, Mario Clefton, Dansoko Samoura, Fode Sory Camara, Ozina Brito, Francoise Kankindi, Bobo Diaw, Cesar Monteiro

sceneggiatura:

Cristina Mantis, Cissoko Aboubacar

montaggio:

musica:

Officina Zoè, Ismaila Mbaye, Badara Seck, Omparty, Chico Cesar, Elie Kamano, Darling, Gianfranco Grisi, Nasodoble, Kidida, Alexandros Hahalis

produttore:

produzione:

Solaria Film, Lago Film, con il contributo del MiBACT, con il contributo della Regione Lazio

paese:

Italia

anno:

2015

durata:

71'

formato:

HD - colore

status:

Pronto (01/10/2015)

premi e festival:

Cissoko è un profugo di guerra che arriva in Italia provando in prima persona l’estrema precarietà di coloro che fuggono verso l’Europa con il miraggio di una vita migliore. La voglia di contribuire al risveglio della sua gente lo spinge a filmare con una piccola telecamera i risvolti poco allettanti di un mondo occidentale in crisi dove spesso le condizioni dei suoi fratelli sono drammaticamente vicine alla schiavitù.
Il suo ritorno in Africa, in Guinea, per proiettare le immagini nelle scuole e nei villaggi, sarà un costante invito alla cessazione dei conflitti interni e all’affrancamento di se stessi e della propria terra. Virtualmente accompagnato nel suo viaggio da artisti che rafforzano il sound emotivo e dal ricordo di Thomas Sankara, dal Senegal di Ilee de Gorée, l’isola della tratta, Cissoko parte per il Brasile, per i quilombi, a rendere omaggio ai discendenti degli schiavi che continuano a lottare per i propri diritti e a mantenere vive le loro origini africane, grazie alla loro unione.

NOTE DI REGIA:
Alla base del documentario c’è il desiderio forte di empatia con l’universo nero che ci circonda, quello a noi vicino e quello lontano che spesso giunge a noi sulle barche della disperazione. Attraverso il viaggio a ritroso di Cissoko, il protagonista africano sbarcato profugo a Lampedusa, è interessante comprendere meglio la difficile realtà dalla quale partono molti migranti, cosa li muove, le prospettive. Contemporaneamente c’è la voglia di contribuire a far luce sui falsi paradisi che spesso attendono migliaia di giovani, al di là delle frontiere sbarrate.
In particolare, il protagonista, dotato di spirito combattivo a difesa dei diritti della sua gente, desidererebbe “contribuire alla corretta informazione, affinché i leader europei prendano in piena coscienza le decisioni di estrema importanza, per fermare le guerre, gli abusi di potere e le violazioni dei diritti umani. Sarebbe necessario che i governanti africani si sensibilizzassero e cambiassero qualcosa nelle proprie politiche, combattendo quelle stesse guerre e contemporaneamente le malattie, la miseria e la fame con l’offerta di nuove possibilità di lavoro, affinché i giovani più validi non si sentano più costretti ad immigrare con il rischio certo di prove dolorose e pericolose”.
Il protagonista, come è giusto che sia, finisce con il rivolgersi soprattutto ai suoi fratelli, alla gente comune, con la speranza di contribuire ad aprire loro gli occhi sui fatui paradisi che spesso li attendono. Il suo obiettivo è spingerli a ritrovare quello scatto d’orgoglio tanto caro a Sankara - quella speciale forma di “redenzione” che Bob Marley ha affidato ad una delle sue più celebri canzoni; uno scatto che li spinga a liberarsi delle catene mentali, a ritrovare un respiro pacifico comune e riappropriarsi della propria terra diminuendo il fenomeno migratorio che troppo spesso diviene sinonimo di nuova schiavitù.