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lunedì 18 giugno 2018

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II cinema italiano incontra le due Americhe

Open Roads a New York, La Semana a Buenos Aires

II cinema italiano incontra le due Americhe

A pochi giorni di distanza il cinema italiano sbarcherà in Nord e Sud America, in due metropoli globali come New York e Buenos Aires. Appuntamenti in cui la visibilità dei nostri film, felicemente premiati nei principali festival internazionali, viene cementata con un piano ‘di vetrina’ e di mercato. Appuntamenti che quindi meritano attenzione, perché per queste strade passa l’internazionalizzazione del nostro cinema.
Si parte oggi 31 maggio e fino al 6 giugno nel mitico Lincoln Center di New York che ospiterà Open Roads: New Italian Cinema, la vetrina di cinema italiano arrivata alla sua diciottesima edizione. La selezione artistica è stata curata dal direttore del Film Society of Lincoln Center, Dennis Lim, e dal programmer Dan Sullivan.
Si potrebbe parlare di tradizione per questo evento ormai più che consolidato, anzi atteso da autori e produzioni come un grande festival internazionale. La selezione, che prevede uno sguardo attento a tutto ciò che di nuovo e significativo ha prodotto il cinema italiano nell’ultimo anno, ha inserito, oltre a Una questione privata precedentemente già selezionato, La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani.
L’inaugurazione è affidata a Sicilian Ghost Story di Fabio Piazza e Antonio Grassadonia, come annunciano le numerose testate newyorchesi, web e cartacee, che quest’anno in particolare hanno deciso di seguire Open Roads fin dall’inizio. Grazie anche a loro tutte le proiezioni principali sono già sold out.
La delegazione artistica è decisamente ricca: Silvia Luzi e Luca Bellino, Anselma Dell’Olio, Roberto De Paolis, Fabio e Damiano D’Innocenzo, Giorgio Ferrero, Paolo Genovese, Marco Tullio Giordana, Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, Vincenzo Marra, Lucia Mascino, Ferzan Ozpetek, Francesco Patierno.
Open Roads è stato organizzato dall’area Filmitalia di Istituto Luce Cinecittà e dalla Film Society of Lincoln Center, in collaborazione con ICE-Italian Trade Commission di New York e l’Istituto Italiano di Cultura di New York.
>Clicca qui< per il sito ufficiale della manifestazione.
Si terrà invece dal 7 al 13 giugno a Buenos Aires la quinta edizione de La Semana de Cine Italiano, manifestazione organizzata dall’area Filmitalia di Istituto Luce Cinecittà in collaborazione con i distributori cinematografici argentini. La Semana ha scelto negli anni di confrontarsi con le distribuzioni locali, che subiscono e riflettono, specie nel comparto promozionale, la crisi in cui si trovano a versare alcune zone del continente sudamericano. Per questo sette sui dieci dei film che verranno presentati hanno già dei distributori argentini, che si avvalgono di questa iniziativa per tagliare dei costi più che indispensabili per l’uscita dei film in sala: sottotitoli spagnoli, ufficio stampa, etc.
La programmazione avverrà al Cine Village Recoleta, nell’omonimo quartiere, il più sensibile alla vita sociale e culturale della metropoli. L’inaugurazione è affidata a Paolo Genovese con The Place, reduce da importanti riscontri commerciali esteri, e che verrà distribuito in Argentina da Diamond.
Simone Godano, Vincenzo Marra e Valentina Pedicini accompagneranno i loro film a Buenos Aires.
E la Semana da quest’anno raddoppia, con una selezione del programma che sarà parzialmente condivisa anche a Santiago del Cile.
>Clicca qui< per la pagina ufficiale della manifestazione.
In conclusione, quello che ci regalano due rassegne forti, ricche di titoli e di pubblico fidelizzato, operatori di mercati differenti e ugualmente fondamentali, quello nevralgico nordamericano e quello da studiare nei suoi futuri sviluppi come quello del Sudamerica, è l’immagine di un cinema italiano produttivamente molto variegato, con titoli d’autore che vanno a trionfare e farsi applaudire nei grandi festival, commedie in certi casi comunicative oltreconfine, e classici contemporanei – si pensi ai Taviani, a Ferreri - che sono ancora carta d’identità di un fare cinema eclettico, memoria di un’autorialità capace di sollecitare il pubblico.
Un cinema che ha il passaporto e i gradi per unire – in un tempo in cui non sempre la politica ne ha la facoltà – entrambi i tropici dello schermo americano.