Vite da sprecare (opera seconda)

titolo originale:

Vite da sprecare

titolo internazionale:

Lifes to be Wasted

sceneggiatura:

fotografia:

scenografia:

musica:

Lello Anfalino

produttore:

paese:

Italia

anno:

2018

durata:

86'

formato:

DCP - colore & b/n

aspect ratio:

4:3

premi e festival:

  • Foggia Film Festival 2019: in Concorso

Vite da sprecare si svolge in Sicilia nel 1976 e racconta quella che è passata alla storia come la “strage di Alcamo Marina”, in cui furono barbaramente assassinati due giovani carabinieri.
Vite da sprecare è innanzitutto la storia della morte di quei due uomini: l’appuntato Salvatore Falcetta di 35 anni e il carabiniere semplice Carmine Apuzzo, appena diciannovenne.
I due militari furono uccisi nel sonno la notte fra il 26 e il 27 gennaio e fin da subito le versioni ufficiali fornite dalla stessa Arma dei Carabinieri non convinsero né la stampa né tantomeno l’opinione pubblica.
Vite da sprecare è anche e soprattutto la storia di altri cinque uomini, alcuni all’epoca ancora minorenni, ingiustamente accusati e costretti a confessare un crimine che non hanno commesso e per il quale sono stati, in seguito, condannati a svariati anni di prigionia (Giuseppe Vesco, Giovanni Mandalà, Enzo Ferrantelli, Gaetano Santangelo e Giuseppe Gulotta).
A dare maggiore forza e verità alla storia ha contribuito l’ex brigadiere dei carabinieri Renato Olino che, dopo oltre tre decenni, ha deciso di raccontare tutta la prima fase delle indagini e degli interrogatori.
Vite da sprecare è la storia di una strage senza colpevoli, ancora oggi avvolta nelle nebbie di uno dei tanti misteri di questo Stato e delle sue oscure trame.
La storia di una strage che ha visto coinvolte, secondo alcuni collaboratori di giustizia e un ispettore di polizia, le peggiori forze antidemocratiche del Paese: Cosa Nostra; la famigerata organizzazione paramilitare “Stay Behind - Gladio”; i servizi segreti “deviati”; i gruppi neofascisti.

NOTE DI REGIA:
Vite da sprecare è un film che utilizza i canoni e i ritmi del genere noir per raccontare la storia di un duplice omicidio rimasto ancora oggi irrisolto e delle indagini che consegnarono alla giustizia e all’opinione pubblica dei falsi colpevoli: alcuni giovani, perfetti come capri espiatori perché privi dei mezzi economici e culturali per difendere i propri diritti davanti alla potente macchina dello Stato.
Alla base di questo progetto c’è l’idea di raccontare una storia che merita di essere raccontata. La storia, si badi bene, non di un errore giudiziario bensì di una vera e propria “frode processuale”: le “prove” contro almeno quattro dei cinque arrestati (e in seguito condannati) erano false poiché fabbricate dagli stessi inquirenti; le “confessioni” furono estorte attraverso l’uso della violenza e delle torture sia fisiche sia psicologiche; manipolate furono anche tutte le fasi degli arresti e degli interrogatori: gli orari, i luoghi, le presenze degli investigatori e quelle degli avvocati difensori.
Tutti gli avvenimenti hanno assunto fin dalle prime fasi i contorni dell’incubo. Un incubo ancor più angoscioso perché gli si può dare un nome ben preciso: violenza di Stato. Un gruppo di Carabinieri che si trasformano in carnefici crudeli e spietati per scovare la verità sull’assassinio dei loro colleghi o, almeno, una verità fra le tante. Una verità comoda per molti poiché costruirono un “delitto perfetto”: degli innocenti in carcere o in fuga in un Paese straniero, le indagini chiuse, i reali responsabili in libertà.
La sensazione è che gli inquirenti avessero fretta di chiudere le indagini e consegnare alla stampa, alla magistratura e all’opinione pubblica dei colpevoli. Veri, presunti o falsi che fossero. Per gli inquirenti quei giovani “erano tutti criminali, uomini da incatenare, vite da sprecare, senza lasciar traccia”.
Cosa accadde realmente quella notte?
Chi furono gli esecutori materiali del duplice omicidio?
Chi gli eventuali mandanti?
Perché furono assassinati i due carabinieri?
Cosa hanno fatto o visto per “meritare” di fare quella fine?