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venerdì 26 aprile 2019

Finché c'è prosecco c'è speranza (opera prima)

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Finché c'è prosecco c'è speranza

Finché c'è prosecco c'è speranza

titolo originale:

FINCHÉ C'È PROSECCO C'È SPERANZA

sceneggiatura:

Antonio Padovan, Fulvio Ervas, Marco Pettenello, dal romanzo "Finchè c’è Prosecco c’è speranza" di Fulvio Ervas

fotografia:

scenografia:

produzione:

vendite estere:

paese:

Italia

anno:

2017

durata:

101'

formato:

colore

uscito in sala:

01/11/2017

Il film è ambientato tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene dove nasce il prosecco. Qui s’intrecciano le storie di un conte-vignaiolo, il conte Desiderio Ancillotto (Rade Serbedzija) che combatte per il suo territorio; un poliziotto italo-persiano più ostinato della nebbia, Stucky, per metà veneziano e per metà persiano (Giuseppe Battiston); un direttore di un cementificio (Andrea Appi) che in una notte di pioggia cade nel fango per sempre, freddato da tre colpi di pistola; di un matto che gratta la ruggine dalle tombe del cimitero (Teco Celio), impartendo benedizioni.
Un giallo che racconta il fascino della terra, l’effervescenza delle bollicine, il conflitto tra avidità e rispetto. Una storia sull’eredità della bellezza e sul valore del rispetto e della qualità.

NOTE DI REGIA:
Dieci anni a New York. Quasi un terzo della mia vita. Poi un giorno mi capita in mano un libro, una storia. Che mi rapisce, come quelle mattine d’autunno che sembrano briciole dimenticate dall’estate. E mi riporta a casa. Torno a osservare le mie colline, dove ho le mie radici. Dove nasce il vino più trendy del momento. Questa volta però lo faccio con uno sguardo inedito, diverso: quello di un ispettore mezzo Veneto e mezzo Persiano. Una storia che diventa una lente d’ingrandimento su una realtà poco esplorata dal cinema Italiano. Un’indagine ricca di commedia e di ragionamenti, sul futuro che vogliamo. Un inno all’andare piano, assaporando la vita, capendola e vivendola fino in fondo.
Scaltramente, attraverso il genere giallo e il pretesto del prosecco, questo film racconta in modo nuovo e originale un mondo fuori dagli stereotipi, dai luoghi comuni. Location reali, ma romanticizzate, esaltate da una fotografia lusinghiera, cinematografica, innamorata. Una bellezza in contrasto con comportamenti troppo spesso cinici e spietati, ritratti in modo veritiero, onesto, quasi documentaristico.
Temi che mi stanno da sempre a cuore: il rapporto tra generazioni, il viaggio, la diversità. L’amore, ma non banale. Il valore del bello, ma senza presunzione. Una lettera d’amore a un territorio ingarbugliato tra progresso e tradizione, tra eccellenze a vergogne. Una lettera sincera. Scritta con il cuore in mano.