Momenti di trascurabile felicità

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Momenti di trascurabile felicità

Momenti di trascurabile felicità

Momenti di trascurabile felicità

titolo originale:

MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITÀ

titolo internazionale:

ORDINARY HAPPINESS

sceneggiatura:

Daniele Luchetti, Francesco Piccolo, dai romanzi di Francesco Piccolo "Momenti di trascurabile felicità" e "Momenti di trascurabile infelicità"

fotografia:

Matteo Tommaso Fiorilli

scenografia:

produttore:

produzione:

vendite estere:

paese:

Italia

anno:

2019

durata:

93'

formato:

colore

uscito in sala:

14/03/2019

Lo yoga e l’Autan non sono in contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo? Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro? E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i giorni, che sembra bella, è davvero bella? A queste, e ad altre questioni fondamentali, cerca di dare una risposta Paolo (Pif), cui rimangono solo 1 ora e 32 minuti per fare i conti con i punti salienti della sua vita. NOTE DI REGIA: Ho sempre molto amato i due libri di Francesco Piccolo da cui è stato tratto il film. Mi capita spesso di regalarli o di citarne alcuni passi perché so che tra i mille paragrafi di queste memorie minime ed immaginarie c’è qualcosa che prima o poi sembra riguardare il lettore. Che si tratti di storie chiaramente paradossali, o di paragrafi fulminanti, c’è sempre il momento in cui diciamo: ma questo sono io! La consapevolezza di avere un materiale narrativo così indovinato, un attore come Pif, che incoraggia il nostro sguardo a stare dalla sua parte, mi spingeva a provare a toccare il meno possibile il testo. Eppure Francesco Piccolo ed io non ce l’abbiamo fatta. Abbiamo aggiunto molto, inventando una cornice ispirata a certi vecchi film, ed abbiamo appoggiato questi “momenti” tra cielo e terra, ovvero tra il paradiso vero e proprio e la città di Palermo, dove si svolge la storia, perché abbandonare Palermo - per l’aldilà - è più struggente di altri abbandoni più freddi e nebbiosi. Attorno a lui una costellazione di affetti - Thony, Angelica Alleruzzo e Francesco Giammanco, un impiegato del paradiso - Renato Carpentieri - e poco altro. E’ stato un film agile e senza troppe premeditazioni, pervaso da un sentimento di malinconica allegrezza. Un rituale per esorcizzare la paura di andar via, per trarre un bilancio degli affetti e delle inconsapevolezze, per capire se la leggerezza del riso può dire della nostra vita cose piccole ma importanti.