Tundra (opera seconda)

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Tundra

Tundra

Tundra

titolo originale:

TUNDRA

cast:

Giorgia Palmucci, Valentina Bivona, Anna Piccolo, Fernando Di Virgilio, Eleonora Timpani, Maria Laura Moraci, Marco Bomba, Federico Mattioni, Gabriele Scopel, Serena Bilanceri, Noli Sta Isabel, Ornella Lorenzano, Federica Colucci, Antonino Anzaldi, Susan Rose, Federico Baldini, Giga Imedadze, Marina Picardi, Irene Boncompagni, Sarah Paroletti, Sara Pallini, Chiara Laureti, Lorenza Caroleo, Flavia Lanni, Giacomo Chiaro, Giulia Iannaccone, Maria Luce Pittalis, Giorgia Barbieri, Valentina Belli, Massimiliano Belli, Sofia Turchetti

sceneggiatura:

fotografia:

musica:

Make Like a Tree, Bruno F. Sorba

paese:

Italia

anno:

2018

durata:

90'

formato:

colore

uscito il:

09/01/2019

A errare in una Roma desolante e senza più cinema aperti, ravvisiamo una bambina e una giovane ragazza, docilmente spaesata, che si apprestano a compiere una missione: il recupero di un raro vestigio, una pellicola contenente una inestimabile testimonianza poetica sulla magia del Cinema.
Le insegue un bizzarro detective filippino, intralciato da una maliarda femme fatale e da una lolita da strapazzo, che tenta, goffamente, di anticipare le due nel ritrovamento dell’ambita pellicola.
Il detective scopre che sono dirette ad un cineclub abusivo nascosto ai margini della città, laddove un saggio precettore della bambina, custode del segreto (di uno o più segreti che coinvolgono anche una seconda misteriosa bambina), possiede l’indispensabile esemplare di pellicola. Per poter giungere a destinazione e fare propri i contenuti della preziosa poesia, utile a ridar vita ad almeno un cinema, sarà doveroso tornare dove quegli stessi cinema di un tempo hanno chiuso i battenti per far posto a multiplex e istituti del credito vari. Vi hanno preso letteralmente dimora eterogenee forme di fauna umana che nelle loro eccentricità e idiosincrasie arrischiano nel ravvivare quei posti in avanzato stato di abbandono e degrado, rendendole spettatrici di forme di protesta, situazioni grottesche e surreali, vitali manifestazioni di natura artistica. Una regista decide di documentare i fatti, ricostruendoli attraverso le testimonianze della ragazza, vettore all’alba di una nuova era.

NOTE DI REGIA:
Trattasi essenzialmente di un dramedy che si addentra nei meandri di una Roma ai margini, quella periferica dei cinema abbandonati, dei luoghi da ricostruire e rinnovare, della gente in crisi alla ricerca di una dimensione di pace e armonia. Implicitamente il film è un omaggio in punta di piedi ai generi canonici della storia del cinema e attraverso alcuni personaggi, quali quello del detective e della femme fatale, tocca anche le corde della commedia surreale, operando un contrasto con l’assunto fondamentalmente drammatico della storia.
Stilisticamente si può ascrivere agli esperimenti delle avanguardie francesi degli anni ’20 con richiami al genere noir degli anni ‘40, all’underground americano dei ’50-’60 e alle Nouvelle Vague di quel periodo.
Lo scopo del progetto è quello di elevare la Poesia e il Cinema a qualcosa d’indispensabile, innestando nel pubblico nuovi incentivi alla creatività martirizzata dalla logica del massimo profitto e confusa dalla realtà dalle nuove invadenti opportunità tecnologiche, per arrivare a riflettere sul loro effettivo status, nel tentativo di ri-raccontare, per mezzo della fantasia, quei luoghi di aggregazione culturale ora in stato di abbandono o in balia di negoziatori finanziari senza scrupoli.
Perché un mockumentary? Eventi fittizi sono presentati come se fossero reali attraverso un linguaggio di base documentaristico, ma oltre la finzione c’è una realtà che ci rivela una preoccupante constatazione: negli anni ‘00 oltre 40 cinema sono stati dismessi solo a Roma, per fare posto a multiplex, istituti del credito bancario, sale bingo, alberghi.
Perché Tundra? La tundra suggerisce ibernazione degli ideali per mezzo della desertificazione delle risorse creative, dell’abbandono nella bieca ottusità da slot-machine di certi uomini di potere, e può quindi suggerire un blocco, un gelo sentimentale, una tensione spasmodica dagli orizzonti velati, oltre i quali si cela la speranza di una ricostruzione.
Nuovo Cinema Africa 8 Porte, vecchia denominazione della prima tappa del percorso delle profetesse della futura cultura raccolta, della quale sarà protagonista colei che ricostruisce i fatti, la ragazza vettore, come 8 sono i cinema dismessi e abbandonati (Africa, Astra, Embassy, Galaxy, Gioiello, Impero, Metropolitan, Puccini) davanti i quali sostare per prendere atto dello stato dell'umanità, nel tentativo di salvarla dallo scempio della disumanità.