L'Isola incantata

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L'Isola incantata

L'Isola incantata

La storia narrata in questo film ha come protagonista la Sicilia. Un’isola che è sempre stata crocevia di civiltà molteplici, punto di congiunzione tra occidente, oriente e il continente africano.
Il racconto, o sarebbe meglio dire “Cantata” inizia ai tempi di Federico, quando sull’Isola vivevano popoli che professavano le tre grandi religioni monoteiste e le relative culture di cui erano plasmate.
La maggioranza era di religione cristiana, anche se poi era divisa tra il rito cattolico, il rito bizantino e il rito copto.
Poi c’ erano quelli, ed erano molti, che ancora professavano ancora la religione musulmana, coi suoi riti, le sue le tradizioni e i suoi costumi.
E infine c’erano gli ebrei; che erano arrivati assieme agli arabi, ai berberi, ai beduini e ai musulmani del califfato spagnolo.
Ognuna di queste comunità, viveva più o meno in pace con l’altra. Ognuna aveva le sue chiese, le sue moschee e le sue sinagoghe. La collaborazione e la tolleranza che caratterizzava queste tre culture aveva rivitalizzato l’economia dell’isola rendendola prospera e fiorente.
Federico era la sintesi di tutto. Nella sua persona racchiudeva e conservava tutte le culture del suo popolo; ne parlava le lingue, ne indossava i vestiti, ne abitava i palazzi. Nella sua corte si circondava di poeti, artisti, artigiani, geografi e filosofi appartenenti a tutte e tre le religioni.
La sua morte lasciò un vuoto di potere che durò secoli, durante i quali la chiesa dimenticò gli insegnamenti del vangelo, fino al 1492, quando la regina di Spagna Isabella e suo marito re Ferdinando, in nome di una improbabile “limpieza de sangre” e su consiglio del grande inquisitore Torquemada, non emanarono uno scellerato Editto per cacciare via tutti i musulmani e gli ebrei che da secoli vivevano nei loro territori, e purtroppo, la Sicilia faceva parte di questi territori.
Le conseguenze di questo Editto ebbero un effetto nefasto per la cultura, ma soprattutto per l’economia dell’Isola, che priva della sua linfa vitale: le industrie e il commercio, si afflosciò su se stessa dando vita a un periodo di pestilenze, carestie, guerre e persecuzioni.
La storia, scandita dalla musica, prosegue nell’epoca dei lumi, in quella dello sbarco di Garibaldi a Marsala, nelle prime lotte contadine per la terra, nelle guerre mondiali del novecento, nelle epopee della migrazione, e si chiude, come in un simbolico cerchio, con un grido di disperazione e di speranza.
Perché i fatti che stanno accadendo nel nostro tempo, ci riportano proprio al punto di partenza. Le nostre città, proprio come allora, sono tornate ad essere abitate da uomini e da donne delle più diverse culture e religioni. E anche oggi, come allora, ci sono i nuovi Torquemada, che, sempre in nome di quella improbabile “limpieza de sangre” che noi moderni chiamiamo razzismo, vorrebbero cacciarli via per farci tornare ai tempi bui dell’intolleranza che genera tragedie, lutti, distruzione e morte, che lacera le coscienze e ci rende tutti, volenti o nolenti, più poveri e meschini.

NOTE DI REGIA:
Come raccontare quasi mille anni di storia nello spazio temporale della durata di un film? Come raccontare le variegate culture e religioni, i fatti e i misfatti che hanno interessato (e continuano a interessare) l' Isola dove sono nato e alla quale mi sento ancora di appartenere?
Per poter essere realizzato, questo film, necessita di uno sguardo particolare, di una linea di racconto, che affondi le sue radici nella tradizione popolare del “CANTASTORIE”.
I cantastorie, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, usavano le stesse metafore che poi hanno dato origine alla lingua del cinema. Il cartellone dove venivano disegnate le scene, che assomiglia al fotogramma su cui scorrono le immagini di un film. La musica, (il cantastorie si accompagnava con la chitarra e alternava il racconto al canto) che enfatizza e sottolinea la drammaticità del racconto, e l'uso degli attori (il cantastorie si calava nei suoi personaggi, interpretandone i sentimenti, come fanno gli attori nel cinema).
La figura del cantastorie in questo film è sostituita dai musicisti che compongono le musiche. Alfio Antico, I Fratelli Mancuso, Miriam Meghnagi, gli Agricantus, Franco Battiato. La scelta dei musicisti, è anch'essa legata a quelle personalità che pur avendo le loro radici nella musica popolare, hanno saputo evolversi nella ricerca di un gusto moderno, attraverso contaminazioni che vanno dalla musica araba a quella ebraica ed africana.
La parte visiva è composta, in prevalenza da brani di film che io stesso ho girato nella mia carriera di cineasta, e da nuove riprese, soprattutto per la parte che riguarda la presenza in scena dei musicisti.
Il film inizia con la morte di Federico e finisce ai giorni nostri.
Perché il nostro tempo, come ha voluto il fato, o l’andamento circolare della storia, ci riporta proprio al punto di partenza: a quella convivenza di popoli con culture e religioni diverse che qualche nuovo Torquemada vorrebbe distruggere.