E noi rimanemmo solo a guardare

Arturo, un uomo di 46 anni, con una relazione sentimentale in bilico, viene improvvisamente licenziato dalla società per cui lavora. Un algoritmo, introdotto per migliorare la produttività aziendale, ha decretato la sua posizione non necessaria.
Da un giorno all’altro, Arturo va ingrossare le fila di un esercito di espulsi dal vecchio mondo del lavoro in cerca di una nuova sistemazione. Nonostante faccia colloqui a ripetizione e mandi ostinatamente curriculum, non riesce a trovare un nuovo lavoro. Lo scoglio principale è l’età. Troppi 46 anni.
Quando tutto sembra ormai perduto, e Arturo sta per arrendersi, sul display del suo cellulare appare un video destinato a cambiare la sua vita. E’ un messaggio di John Fuuber, fondatore di una piattaforma di e-commerce, che spazia dal delivery food alle App social, un colosso mondiale, che è alla ricerca di nuovi collaboratori, vogliosi di gettarsi nell’impresa, desiderosi di costruirsi un nuovo futuro. Il messaggio è per tutti, non ci sono limiti di età, di sesso, religione, ci vuole solo voglia di fare e di diventare “imprenditori di se stessi”. Sì perché in questo nuovo mondo del lavoro, i dipendenti sono un vecchio arnese improduttivo.
Arturo, felice e rigenerato nell’animo, si lancia in questa nuova avventura. Gli spiegano che lui avrà un ruolo chiave, sarà l’anello di congiunzione tra domanda e offerta, tra produttori e consumatori! Tante parole roboanti che nascondono una verità più semplice: Arturo dovrà partire dal gradino più basso, dovrà fare il riders: consegnare cibo a domicilio a bordo di una bicicletta. Lui non demorde, gli promettono che quello può essere l’inizio di una gloriosa carriera e di grandi guadagni. Del resto, anche il fondatore John Fuuber è partito da un misero “garage” e oggi controlla un impero mondiale da una Torre avveniristica che sta a Mumbai.
Ma quella che doveva essere una meravigliosa risalita, si trasforma invece in una progressiva discesa agli inferi che gli farà scoprire il lato nascosto e contradittorio della moderna e osannata Gig Economy, fatta di lavori malpagati, orari impossibili, mancanza di qualsiasi garanzia.
Unica consolazione sarà l’incontro con Stella, un ologramma, di un’App di ultimissima generazione del Mondo Fuuber. Con lei stabilirà un contatto sempre più intimo e profondo, fino a quando scoprirà che dietro questo portento tecnologico c’è una persona in carne ed ossa: Flora, una schiava come lui che ha venduto il proprio tempo a Fuuber. Sarà proprio lei, la molla che lo spingerà a ribellarsi e a cambiare vita.
(Fonte: Film Commission Torino Piemonte)