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sabato 20 luglio 2019

Tagliare le parti in grigio (opera prima)

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Tagliare le parti in grigio

Tagliare le parti in grigio

Tagliare le parti in grigio

titolo originale:

TAGLIARE LE PARTI IN GRIGIO

montaggio:

scenografia:

Rino Bertini, Rebecca Bindi

costumi:

Rebecca Bindi

produttore:

produzione:

distribuzione:

paese:

Italia

anno:

2007

durata:

93'

formato:

Digi Beta Pal - colore

premi e festival:

Nadia, Paola e Massimo, sopravvissuti a un grave incidente stradale, si incontrano in ospedale. Sono stati coinvolti nello stesso tamponamento a catena, ma prima di allora non si erano mai visti. Quando arriva il momento di tornare a casa e riprendere la vita normale, i tre ragazzi non riescono a separarsi perché ormai li unisce un legame profondo e misterioso. Di nascosto da parenti e amici si ritrovano per confrontarsi su quella tragica esperienza. Un pomeriggio, casualmente, trovano una videocassetta con delle performance di body art in cui i protagonisti si mutilano i corpi per la bellezza del gesto. Paola e Massimo in un primo momento sono riluttanti. Nadia, invece, più temeraria e con la schiena deturpata da un’enorme cicatrice, vede in quelle pratiche un modo di accedere al dolore che non ha provato al momento dell’incidente. Infatti, sebbene siano rimasti gravemente feriti, un lungo periodo di coma li ha privati di qualsiasi ricordo, e nessuno di loro ha sentito dolore. Trascinati da Nadia, i tre protagonisti iniziano a tagliuzzarsi le braccia e il petto con dei pezzi di vetro pensando di aver trovato il modo di riappropriarsi del loro corpo e di riacquistare il desiderio sessuale. Tagliare le parti in grigio segue i personaggi in questa discesa negli inferi, tra momenti di tensione, di rottura e riconciliazione. Con una fotografia contrastata e dai colori saturi, Vittorio Rifranti sottolinea l’estetica dei corpi feriti e pone le emozioni al centro del film. Quasi che la sofferenza morale, per trovare la sua giusta dimensione, dovesse passare attraverso la carne – vedi Massimo, che crede di capire meglio la disperazione delle vittime della guerra di Bosnia grazie al dolore fisico che s’infligge.