ET MONDANA ORDINARE

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ET MONDANA ORDINARE

ET MONDANA ORDINARE

ET MONDANA ORDINARE

titolo originale:

ET MONDANA ORDINARE

cast:

Sara Masotti, Laura Pizzirani

sceneggiatura:

fotografia:

costumi:

Veronica Salvini

produttore:

produzione:

paese:

Italia

anno:

2009

durata:

37'

formato:

Digi Beta Pal - colore

status:

Pronto (17/08/2009)

Tracce di un giro di esistenze restano appuntate tra le righe di antichi testamenti. Sono quelle di alcune donne, vissute a Bergamo nell’arco del XIII e del XIV secolo, in un contesto in cui la vita era sempre accompagnata dalla dimensione sacrale che accoglie, ordina e salva quella terrena. Anexia, una proprietaria terriera che non si è mai sposata, lascia gli averi della sua famiglia perfettamente divisi tra due uomini, decisa in vita come nella morte a non privilegiare nessuno dei due. Adeleita, giovane e ricchissima vedova, dona la sua eredità alle fanciulle povere affinché abbiano una dote e possano scegliere liberamente se andare in convento o sposarsi. Grazia D’Arzago, badessa proveniente da una rinomata famiglia, dopo aver portato l’arte in un monastero di clausura femminile, deciderà di concentrarsi sulla povertà che affligge Bergamo. Di queste tre donne ci resta una testimonianza nelle pergamene che conservano le loro ultime volontà, ma anche nei luoghi di culto in cui pregavano e negli affreschi davanti ai quali ponderavano le loro scelte. Oggi negli stessi luoghi si muovono realtà differenti. Il monastero bergamasco di frati francescani, dove peregrinava l’inquieta Anexia, è diventato un appuntamento per gli aperitivi estivi. Il convento delle Clarisse dove si ritirava in preghiera la vedova Adeleita è il liceo Classico della città, e nell’antica cappella, oggi adibita a palestra, si allenano le ragazze durante le ore di educazione fisica, nuovo modello della libertà di scelta evocata nelle parole del testamento di Adeleita. La missione della trasmissione della cultura, centrale nella figura della badessa Grazia D’Arzago, di cui ci rimane l’importante manoscritto sulla vita di Santa Grata, rivive oggi nell’alacre lavoro delle restauratrici che conservano le tracce del nostro passato.