L’ULTIMA SALITA – LA VIA CRUCIS DI BENIAMINO SIMONI A CERVENO

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L’ULTIMA SALITA – LA VIA CRUCIS DI BENIAMINO SIMONI A CERVENO

titolo originale:

L’ULTIMA SALITA – LA VIA CRUCIS DI BENIAMINO SIMONI A CERVENO

titolo internazionale:

THE LAST ASCENT. THE VIA CRUCIS BY BENIAMINO SIMONI

cast:

Toni Servillo (Voice)

fotografia:

scenografia:

produzione:

Betty Wrong, Rai Cinema, con il contributo di Associazione Le Capèle, Comunità Montana di Valle Camonica

paese:

Italia

anno:

2009

durata:

64'

formato:

HD - colore

status:

Pronto (20/02/2009)

premi e festival:

L’ultima salita – la Via Crucis di Beniamino Simoni ci porta nel cuore del ’700, in Valle Camonica, dove il Parroco Gualeni commissiona all’artista di Fresine 14 cappelle di statue lignee e di stucco sul Calvario di Cristo.
Ancora una volta, in questo terzo episodio, si segue la via indicata da Giovanni Testori, tra i primi, se non il primo, a entrare nel misterioso mondo dell’artista della Valsaviore e a interpretare il paradosso di questo grande capolavoro della scultura italiana, la Via Crucis, improvvisamente abbandonato e completato, poi, in loco, dai fratelli Fantoni.
Il lungometraggio restituisce, per la prima volta, la pienezza della “Scala Santa” della Via Crucis, come doveva essere nell’originario progetto di Simoni. Esso, infatti, non solo fa vedere tutta la siderale distanza tra i manufatti di Simoni, drammatici, tragici, rivoluzionari, dirompenti, e quelli dei Fantoni, sempre depotenziati nelle forme del grottesco; ma il film ricolloca anche il Compianto del Simoni nel luogo in cui doveva essere, la cappella 14 (ora abitata da una scultura ottocentesca): il Compianto sul Cristo morto, ultima stazione della Via Crucis, non fu mai realizzato a Cerveno e, dopo la cacciata del Simoni, fu acquistato, in alterne e sfortunate vicende che durano sino ai giorni nostri, dalla vicina Breno. Le 13 cappelle più una sono guardate una a una per scovare, di questo “nuovo Willigelmo” che fu il Simoni, quel segno “testardo e senza requie” che fa dei cattivi ladroni, delle “facce memorande di forza, attacco, scontro, ribellione bovina, viscerale, cantinesca” degli assassini e dei flagellatori, il vero Cristo e la vera Madonna. Come è scolpita e formata la forza viva e sacra del cattivo ladrone che, nell’ultima sua resistenza alla lingua ufficiale, fa la linguaccia al Cristo che è invece smunto e inespressivo, non scolpito, diremmo, figlio comunque di una Chiesa dimentica di sé e della zolla di terra da cui nasce... Ma il segno del Simoni è, nell’Ultima salita, anche il segno materiale dell’artista; il segno dello scalpello che sta ancora a dirci della sua impenitente ed elaborata fatica. Esso è mostrato nel film, anche là dove il Simoni non avrebbe voluto e dovuto farlo vedere, insieme al visibile, alla faccia dell'opera. Così, con la stessa irriverenza che è propria del Simoni, la macchina da presa svela della Via Crucis la teatralità volutamente non finita e la trasforma in controimmagine, ma comunque immagine che potenzia la forza esplosiva di questa Via Crucis che ancora parla.