Nessuno mi pettina bene come il vento

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Nessuno mi pettina bene come il vento

titolo originale:

NESSUNO MI PETTINA BENE COME IL VENTO

titolo internazionale:

NO-ONE CAN BRUSH MY HEAD LIKE THE WIND

cast:

Laura Morante, Denisa Andreea Savin, Jacopo Olmo Antinori, Maria Sole Mansutti, Sergio Albelli, Monica Dugo, Luigi Iacuzio, Diego Ribon, Paco Reconti, Paolo Graziosi, Massimiliano Carradori, Aurora Garofalo, Marco Paparoni, Giada Cortellesi, Irina Ustsinava

montaggio:

scenografia:

produttore:

produzione:

11 Marzo Film, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT

distribuzione:

paese:

Italia

anno:

2014

durata:

90'

formato:

colore

uscito in sala:

10/04/2014

Arianna è una scrittrice che vive un esilio volontario in un paese di mare, dopo la separazione dal marito. Dalle finestre della sua casa osserva il mondo a distanza. barricata in un suo spazio solitario.
Un giorno d’inverno, a rompere quel suo spazio solitario arriva una giornalista per una intervista. Con lei c'è anche la figlia Gea, una ombrosa ragazzina di 11 anni, che dopo l’incontro, deve portare in campagna dalla nonna per un breve periodo di vacanze scolastiche. Mentre si svolge l'intervista, Gea fa un giretto con il suo cane e incontra sulla spiaggia Yuri un ragazzo di 16 anni figlio di una donna russa che lavora in un locale notturno. Non si dicono nulla, ma al momento di ripartire con la madre, la ragazzina inspiegabilmente rifiuta di andarsene, adducendo la scusa che dalla nonna non ci vuole andare più. Inutilmente, la madre che ha degli impegni improrogabili di lavoro, tenta di convincerla, la piccola non desiste ed anzi si chiude in bagno rifiutandosi di uscire. Mentre la madre si attacca al telefono con l'ex marito (che vive con un’altra donna), Arianna, intrigata dall’atteggiamento della ragazzina e sconcertata dal caos di quei rapporti familiari, interviene allora per mediare e si offre di ospitarla a casa sua per una sera. Il tempo perché il padre, in vacanza con la sua nuova famiglia, possa organizzarsi per venire a prenderla.
Quando due giorni dopo l’uomo arriva accompagnato dalla sua compagna e dalla figlia di lei, Gea all’apparenza non sembra fare resistenza. Ma durante una sosta pranzo all’autogrill, improvvisamente scompare. E mentre il padre disperato la cerca Arianna se la vede arrivare nuovamente sotto casa. Gea la implora di tenerla ancora qualche giorno con sé, fino al ritorno della madre. Per il padre, già prostrato dallo stato di tensione venutosi a creare con la nuova famiglia che non ha in simpatia Gea e quasi la teme, quella proposta suona come una liberazione. Dà il suo assenso, ringraziando Arianna e scusandosi per il disturbo e per i modi di quella figlia stramba che né lui, né la sua ex moglie, per non parlare della sua nuova compagna, riescono a decifrare.
Nei giorni a seguire il rapporto tra Arianna e la sua giovane ospite sembra intensificarsi, e le due si aprono anche a piccole confidenze. Ma quando è sola, lontana dalla sorveglianza dell’altra, Gea passa il tempo a spiare Yuri e suoi amici nella piazzetta sotto casa. I ragazzi hanno atteggiamenti spavaldi, ostentano modi da teppisti, suonano una musica tribale battendo di notte su strumenti a percussione. Tutte cose che indispongono Arianna, ma che agli occhi della piccola appaiono come un richiamo di libertà. Qualche volta quando Gea passa con il cagnetto le indirizzano, ironicamente, apprezzamenti pesanti. Ma tra lei e Yuri, taciturno capobranco, sembra passare una misteriosa affinità. Quando Arianna si accorge dell’interesse di Gea, ha una reazione di rimprovero che tradisce la sua delusione. Ma a poco a poco lo sguardo affascinato della ragazzina diventa per lei un riflesso speculare che la pone a confronto con se stessa, con il proprio sguardo sul mondo, le sue paure verso l’ignoto, verso ciò che non conosce e soprattutto non capisce.

NOTE DI REGIA
Come già per altri miei film, torno in questa storia a mettere a confronto atteggiamenti verso la vita contrastanti. Ordine e disordine, razionalità e caos. Da una parte Arianna che vive barricata in un suo spazio solitario, senza rapporti con l’esterno e che osserva il mondo a distanza. Dall’altra Gea che cova un inespresso e rabbioso desiderio di libertà, che la porta ad invaghirsi di Yuri, con cui sente di avere una segreta affinità. Affinità probabilmente fondata su una comune disperazione e una inconsapevole attrazione verso la morte. Ho cercato di far emergere da una parte la vitalità che possono contenere certi atteggiamenti che non capiamo e ci spaventano, e dall’altra la paura che si nasconde dietro scelte di vita all’apparenza razionali e rigorose. Senza didascalismi o punti di vista preconcetti. Con sobrietà e pudore, più attraverso i silenzi che circondano le parole, che le parole stesse.