Mi chiamo Maya (opera prima)

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Mi chiamo Maya

Mi chiamo Maya

titolo originale:

MI CHIAMO MAYA

titolo internazionale:

MY NAME IS MAYA

fotografia:

montaggio:

scenografia:

costumi:

Silvana Turchi

produzione:

Magda Film, Rai Cinema, con il contributo del MiBAC, EMC Productions

vendite estere:

paese:

Italia/Francia

anno:

2015

durata:

90'

formato:

colore

uscito in sala:

07/05/2015

In seguito ad un tragico evento, Niki, 16 anni, decide di fuggire dalla casa famiglia cui è stata affidata, portando con se la sorellina Alice di soli 8 anni. Insieme affrontano un viaggio alla ricerca di un’utopica libertà, attraverso la Roma conosciuta e quella sconosciuta, incontrando persone molto diverse tra loro: punk, artisti di strada, cubiste...Una “traversata iniziatica” che, tra mille difficoltà, traghetterà Niki e Alice verso una nuova vita...
NOTE DI REGIA:

“Mi chiamo Maya” prende spunto dalla cronaca e dall’attualità per raccontare la storia della fuga di due giovani sorelle, Niki e Alice, scappate da una casa famiglia. Il tema principale, quello della fuga, si basa sui dati di cronaca che mostrano come in Italia la tendenza degli adolescenti a scappare sia in continuo aumento, più del 30% dei giovani sotto i 20 anni, è, infatti, scappato di casa almeno una volta nella propria vita e numerose sono anche le fughe dalle case-famiglia di giovani con realtà familiari complesse e difficili. Queste fughe durano spesso poco tempo o pochi giorni e così anche quella della protagonista del film, Niki, che si svolge nell’arco di tre notti.
Spesso i giovani hanno un piano di fuga utopico che s’infrange ben presto con la realtà e i sogni d’indipendenza si trasformano in progetti irrealizzabili, così, per fortuna, quasi tutti tornano a casa o vengono ritrovati. Questo fenomeno ha innumerevoli cause, ma di frequente è il risultato dell’incomunicabilità tra genitori e figli, tra adulti e ragazzi.
Il tema dell’incomunicabilità è un altro fondamentale elemento che contraddistingue la dimensione sociale del film. All’interno della storia non ci sono personaggi adulti di rilievo (l’unico che tenta un dialogo è l’assistente sociale nel difficile compito di convincere la protagonista a tornare sui propri passi) e il mondo degli adolescenti è descritto come un macrocosmo a se stante fatto di proprie regole, che spesso tende ad imitare quello degli adulti ma con meno responsabilità e più superficialità.
Quello a cui si assiste è un vero e proprio stato di abbandono degli adolescenti, l'assenza di dialogo e di comunicazione tra adulti (che rappresentano anche la società nel suo complesso) e ragazzi. Nel film, a parte il prologo che racconta l’opposto di ciò che vedremo in seguito, i genitori semplicemente non esistono, e alla fine tutte le diverse sfumature con cui gli adolescenti si divertono o si ribellano sembrano essere nientemeno che richiami per sottolineare tale mancanza
Spunti e tematiche ricche di cronaca e attualità. Non è difficile, infatti, reperire informazioni al riguardo, basta scrivere su un qualsiasi motore di ricerca “adolescenti in fuga” per ritrovarsi pagine e pagine di storie e vicende simili a quelle della protagonista del film.
Gli adolescenti vivono il cambiamento in modo molto più traumatico degli adulti, e la fuga, anche se di pochi giorni, può rappresentare un processo di maturazione interiore importante, così come capita alla protagonista del film.
Anche le sottotrame della storia hanno alla base il tentativo da parte dell’adolescente di uscire fuori degli schemi, di ribellarsi o di cercare di creare attorno a se la parvenza di un mondo “adulto”. E così sono, per esempio, le discoteche pomeridiane, dove si recano ragazzi e ragazze dagli 11 ai 17 anni: lì lo sballo e l’emancipazione sono padroni. La ribellione giovanile è tradotta anche in distruzione e sfascio della proprietà privata, come quando la giovane Elisabetta organizza una festa nel suo grande appartamento e sembrano non esserci regole, dato che gli invitati possono fare ciò che vogliono, fino a devastare l’abitazione. Sotto-temi in cui si avverte la mancanza di punti di riferimento, di esempi positivi, capaci di far crescere i giovani nella società contemporanea, dove gli unici modelli, quelli mediatici, appaiono privi di ideali e valori. Tutto questo viene raccontato nel film attraverso gli occhi adolescenziali della protagonista, che non ha il tempo di riflettere sulla complessità di queste tematiche, ma si limita a passarci attraverso, assorbendole e poi abbandonandole, nel suo cammino alla ricerca della propria identità.