Producers on the Move
mercoledì 19 giugno 2019

Cain

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Cain

Cain

Cain

titolo originale:

CAIN

cast:

David Gallarello, Luigi Pisani, Gabriele Gallinari, Renato Scarpa, Lucia Mazzotta, Tanita Spang, Maria Francesca Finzi, Benedetta Origo

sceneggiatura:

Marco Filiberti, da "Cain" e "Manfred" di George G. Byron

fotografia:

Mauro Toscano

scenografia:

Livia Borgognoni, Benito Leonori

costumi:

Margherita Meddi, Patricia Toffolutti

produzione:

Le Vie del Teatro, Anele Production

paese:

Italia

anno:

2015

formato:

colore

uscito in sala:

20/04/2015

In un’epoca nella quale le ragioni dell’arte e della bellezza sembrano del tutto esautorate, un gruppo di giovani artisti si raduna attorno a Bartolomeo Zurletti, un grande regista da molti anni affrancato dal sistema produttivo per rifugiarsi con sua moglie Elisabeth in un antico casale toscano nel quale organizza prestigiose produzioni teatrali. Il suo nuovo progetto prevede un allestimento di due testi di Lord Byron, Cain e Manfred. Tra i giovani desiderosi di lavorare con il Maestro ci sono Alessandro, un attore serio e disciplinato, e Antonio, un attore capace ma divorato dall’ambizione. Mentre il gruppo sta facendo una prova di lettura, nella sala irrompe in modo piuttosto chiassoso un giovane attore, Amedeo. Antonio dapprima lo sottovaluta ma, dopo che il regista lo invita a leggere alcune scene del copione, tutto cambia. La lettura di Amedeo, infatti, evidenzia un talento puro e assoluto che suscita in Antonio una fortissima fascinazione ma al contempo, contro la sua volontà, anche un insopprimibile sentimento di invidia. Fiammetta, una giovane attrice che aveva sin da principio suscitato l’interesse di Antonio, è affascinata da Amedeo mentre Laura, un’altra ragazza della compagnia, nota in modo amorevole il disagio di Antonio. All’ora di cena sopraggiunge Francesca, umiliata per l’ennesimo provino squallido e dequalificante che induce i ragazzi a parlare dello stato di degrado dell’arte nella società contemporanea, tematica che nella mente agitata e visionaria di Antonio si sovrappone alla scena apocalittica della morte dei poeti. In giardino, di notte, Antonio, sempre più irrequieto, cerca inutilmente di sedurre Fiammetta e non lesina umiliazioni all’ingenua Francesca mentre il veleno lavora dentro di lui, ancor più dopo aver scorto Fiammetta e Amedeo fare l’amore. Dopo aver scoperto che il regista è intenzionato a sostituirlo nel ruolo del protagonista con Amedeo, di notte Antonio, ormai incapace di separare la realtà dalle sue visioni byroniane sempre più cupe e drammatiche, avvicina Amedeo offrendogli della droga e lo costringe a recitare alcune scene di Otello fino a quando il ragazzo, privo di sensi, precipita in piscina. Passa del tempo e, nonostante la profonda tristezza per la morte di Amedeo, Bartolomeo Zurletti decide di riprendere le prove dello spettacolo in teatro. Antonio, sempre più sopraffatto da una violenta depressione, si identifica con il personaggio di Manfred, divenuto nella lettura del regista lo stesso Caino entrato nella storia con il peso del suo delitto. Questo stato ossessivo deflagra nella follia allorquando il Maestro fa provare la scena della rievocazione di Abele dal mondo degli spiriti e allora Antonio…

NOTE DI REGIA:
“Il primo motivo che mi ha spinto a scegliere un film come sforzo produttivo di Le Vie del Teatro nel suo secondo anno di vita – spiega il regista - sono state le parole del pubblico che ha assistito la scorsa estate allo spettacolo Conversation Pieces. Stimolato dal forte impatto visivo che ho intuito sin dai primi giorni, mi sono premurato di realizzare delle riprese, pur non sapendo ancora cosa ne avrei fatto. Il risultato è stato così incoraggiante che non mi è stato difficile elaborare, subito dopo le recite, una sceneggiatura che “inglobasse” il piano dello spettacolo, facendolo diventare qualcosa d’altro. In men che non si dica, grazie ai miei validissimi collaboratori, abbiamo allestito una produzione cinematografica e mi auguro che, come è già accaduto in passato, anche questo film possa ben presto cominciare un suo viaggio lungo e proficuo. Così è nato Cain, un film a tutti gli effetti, perfettamente autonomo in sé, una visione ad occhi aperti su un giardino notturno pervaso dalla voce dei poeti romantici inglesi e dai loro interrogativi apocalittici sul ruolo della Bellezza nel mondo capitalistico. Inevitabile perdersi in quel giardino del bene e del male. L’operazione di teatro e cinema è anche uno spunto di riflessione su ciò che è possibile realizzare anche con pochissimi mezzi finanziari.”.