Uno, anzi due (opera prima)

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Uno, anzi due

Uno, anzi due

titolo originale:

UNO, ANZI DUE

fotografia:

montaggio:

Emanuele Foglietti

scenografia:

paese:

Italia

anno:

2015

durata:

88'

formato:

colore

uscito in sala:

09/04/2015

In piedi sul parapetto di Ponte Milvio, Maurizio (Maurizio Battista) minaccia di farla finita. Al pubblico di passanti assiepatosi intorno all'aspirante suicida, racconta il tragicomico percorso che l’ha portato sin lì. Tutto è cominciato con la morte di suo padre Nando (Ninetto Davoli). Alla dipartita dell’anziano genitore, Maurizio si è trovato subissato dai debiti. Il testamento di Nando svela alcune sorprese: la casa dove Maurizio ha vissuto con suo padre, la moglie e il figlio per tutti questi anni, è in affitto e il bar di famiglia dove ha lavorato tutta la vita è ipotecato. Nando non aveva confidato le sue traversie neppure alla sorella di Maurizio, la vulcanica Suellen (Claudia Pandolfi). Per appianare, almeno momentaneamente, la disastrosa situazione economica, Maurizio non trova di meglio che vendere il bar. Ciononostante, i soldi della vendita sono appena sufficienti a coprire i debiti e le spese del funerale. Ma Maurizio, fedele alla tradizione tramandata dal padre, decide di non svelare alla moglie Luana e al figlio Valerio di essere praticamente in bancarotta: gli stessi si sentono cosi autorizzati di organizzare in grande stile il matrimonio del giovane Valerio (Emanuele Propizio). Come se non bastasse, Luana (Paola Tiziana Cruciani) promette ai due prossimi sposi di lasciare loro la casa di famiglia. Una cosa tira l’altra e Maurizio, incapace di mettere un freno a questa tragicomica sequenza di eventi, dinanzi alle responsabilità a cui dovrà fare fronte, decide di fuggire e si ritrova così sul parapetto del ponte dove lo abbiamo visto la prima volta, pronto a gettarsi giù...

NOTE DI REGIA:
L’intenzione di “Uno, Anzi Due”, è quella di portare al cinema i pezzi migliori degli spettacoli del comico Maurizio Battista inquadrandoli in una struttura narrativa non episodica. In piedi sul parapetto di Ponte Milvio, Maurizio (Maurizio Battista) minaccia di farla finita. Al pubblico di passanti assiepatosi intorno “all’aspirante suicida”, Maurizio racconta il tragicomico percorso che l’ha portato sin lì. Dal punto di vista della regia intesa come direzione dell’attore, la sfida è dunque quella di conservare la vis comica, di indubbia forza, di Battista, pur sottraendolo alla libertà implicita nello spettacolo dal vivo per inquadrarlo in un’architettura cinematografica solida.
L’ambientazione popolare mi consente inoltre di unire culture, personalità e mondi differenti in un unico affresco. I personaggi sono tutti fortemente caratterizzati, alcuni a tinte felliniane. I tanti professionisti che affiancano Battista, come Paola Tiziana Cruciani, Ninetto Davoli, Ernesto Mahieux, Sergio Di Pinto o Rocco Barbaro, solidissimi interpreti prestati da sempre al racconto popolare, mi permettono di raccontare il ricchissimo contesto della Roma eterna della Suburra – il mondo di coloro i quali “son sospesi”.
Con questo film esploro la possibilità di esprimermi al meglio in un genere che ormai mi appartiene, che è quello della commedia. Il set è per me il posto che maggiormente riesce a sintetizzare, in poco spazio e in poco tempo, storie, personalità, energie e racconti. Un luogo drammaturgicamente perfetto per la sua globalità, che costringe le persone che ne fanno parte al dialogo e al continuo confronto. Il tutto, a volte, viene a galla con una forza d’immediatezza tanto crudele quanto comica: ed è proprio in questo progetto che questi due aspetti – drammaticità della vita e comicità ‐ sono legati fra loro come se fossero due facce di una stessa medaglia.