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domenica 16 giugno 2019

Piuma

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Piuma

Piuma

Piuma

titolo originale:

PIUMA

regia di:

fotografia:

scenografia:

effetti visivi:

Luca Della Grotta

produzione:

Palomar, Sky Cinema, con il contributo del MiBAC, in associazione con Unipol Banca, con il sostegno di Regione Lazio

paese:

Italia

anno:

2016

durata:

98'

formato:

colore

uscito in sala:

20/10/2016

Quando arrivano le difficoltà il Samurai se ne rallegra. Forse è perché è scemo, direbbe Cate. No, risponderebbe Ferro: è che quando l’acqua sale, la barca fa altrettanto.
E per Ferro e Cate saranno i nove mesi più burrascosi delle loro vite, anche se loro non hanno ancora capito la tempesta che sta arrivando: alla bambina ci penseranno quando nasce. E poi comunque devono preparare la maturità insieme al Patema e agli altri amici, il viaggio in Spagna e Marocco, vogliono pensare all’estate più lunga della loro vita, alla casa dove stare insieme, ai loro sogni di diciottenni.
E a non essere pronti non sono solo Ferro e Cate ma anche i loro genitori: quelli di Ferro, che prima li aiutano e poi vanno in crisi sfiorando il divorzio; quelli di Cate, più assenti e in difficoltà di lei. Tutti alle prese, loro malgrado, con un nipote e una responsabilità in arrivo con quindici anni di anticipo.
Insomma, di solito ci si mette trenta o quarant’anni per essere pronti a diventare genitori, Ferro e Cate hanno solo nove mesi. E purtroppo un figlio non ti aspetta. Tu puoi essere pronto o meno ma lui arriverà. Ma se rimani leggero come una piuma e con il cuore dalla parte giusta, allora forse ce la puoi fare.

NOTE DI REGIA:
E’ inutile girarci intorno: andare in concorso a Venezia è un sogno per chiunque faccia cinema. Andarci con Piuma però, ha un sapore speciale. Prima di tutto per una questione personale: con Ottavia Madeddu (la mia compagna), Davide Lantieri e Carlotta Massimi, abbiamo iniziato a scrivere questo film quattro anni fa: perché ce la facevamo addosso al pensiero di fare un figlio e volevamo provare ad esorcizzare questa paura. Adesso siamo tutti genitori, e Ottavia e Carlotta sono di nuovo incinte.
C'è la gioia di poter condividere l’emozione di andare al Lido con la troupe con cui ormai lavoro (chi più chi meno) da sei intensi anni e con cui abbiamo condiviso un’idea e una passione genuina di fare cinema, ma ancora di più di lavorare insieme. Ci incontriamo e ci confrontiamo prima per affinità e dopo per professionalità.
Soprattutto, sono contento per i nostri attori, che meritano questo riconoscimento non solo per il loro talento (quanto sono bravi lo vedrete nel film) ma anche perché, come direbbe Ferro, hanno “il cuore dalla parte giusta”. Da Pierattini alla Cescon, dalla Turrini a Ciccio Colella, il confronto più sorprendente è stato con Luigi Fedele, Blu Yoshimi e Brando Pacitto: ragazzi che non fanno sessant'anni in tre, ma di una maturità e di una sensibilità che ci ha lasciati di stucco. Devo ringraziare Carlo Degli Esposti, che ha creduto in me fin dall’inizio (da quando esordii con I primi della lista) e che poi, insieme a Sky, mi ha lasciato la libertà di osare, di scegliere gli attori giusti, storie che sentissi mie, e raccontare dei personaggi con cui mi identificassi fino in fondo.
Non credo che ci siano generi o toni più nobili o migliori di altri. Amo il cinema a trecentosessanta gradi e spero di avere la fortuna di spaziare il più possibile come regista in futuro. Credo però che questa capacità di riuscire a ridere delle cose, di dissacrarle, di renderle meno enfatiche, sia forse la risorsa più importante che abbiamo in questo momento dove una certa idea di retorica e di integrità rischiano di creare mostri, mentre la meravigliosa libertà di prendere per il culo se stessi, la realtà, e anche i drammi rimanga il vaccino migliore.
E siccome fra le tante sfaccettature di questo film abbiamo pensato che l’arrivo di questa figlia nella vita di Ferro e Cate fosse anche la metafora di una responsabilità di un’epoca difficile e complessa che ci è arrivata nostro malgrado, e a cui non siamo pronti, ecco, allora credo che come Ferro e Cate anche noi ci salveremo se contro la retorica ci giocheremo la carta della leggerezza e dell’ironia, se al pessimismo di questo mondo sapremo rilanciare con l’ottimismo se non della volontà, almeno dell’incoscienza e del sogno.