Dobbiamo parlare

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Dobbiamo parlare

Dobbiamo parlare

titolo originale:

DOBBIAMO PARLARE

titolo internazionale:

LET'S TALK

regia di:

sceneggiatura:

Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi, Diego De Silva, dal suo spettacolo teatrale "Provando... Dobbiamo parlare"

scenografia:

produttore:

Carlo Degli Esposti, Marco Balsamo

produzione:

Palomar, Nuovo Teatro, Rai Cinema, con il contributo del MiBAC, in associazione con BNL Gruppo BNP Paribas

distribuzione:

paese:

Italia

anno:

2015

durata:

98'

formato:

colore

uscito in sala:

19/11/2015

premi e festival:

Dobbiamo parlare: è questo l’incipit più temuto nei discorsi di ogni coppia….
Vanni, cinquant’anni, è uno scrittore affermato. Linda, trenta, collabora nell’ombra ai suoi romanzi. Hanno un attico in affitto, nel centro di Roma. Forti del loro amore, al matrimonio hanno preferito la convivenza.
I loro migliori amici, invece, Costanza e Alfredo detto il Prof (un famoso cardiochirurgo) sono sposati, benestanti, e gestiscono il loro matrimonio come una SpA.
Una sera, il Prof e Costanza irrompono in casa di Vanni e Linda. Costanza ha scoperto che Alfredo ha un’amante. Parte così una lunga fila di recriminazioni che durerà per tutta la notte, e farà emergere rancori inattesi in entrambe le coppie. Quale delle due, l’indomani mattina, in quell’attico divenuto un campo di battaglia, resterà in piedi?

NOTE DI REGIA:
Ma l’amore, quello con la A maiuscola, è sufficiente a tenere insieme due persone per la vita? Siamo portati a credere che siano i beni materiali, le proprietà da condividere e poi da dividere, a venare le relazioni di segreti, egoismi e meschinità. Ma non potrebbe essere vero anche il contrario? Quei “beni materiali” non sono delle maniglie a cui aggrapparsi di fronte ad una crisi? L’amore e basta invece espone ad un rischio strisciante e insidioso, che oggi s’è fatto ancora più marcato, organico. L’individualismo. Così può capitare che nel corso di una nottata tra due coppie di amici, venga fuori tutto il non detto di anni. Si tratta di un’epifania deflagrante. Anche l’amore è messo alla prova, sotto una nuova luce. E relativizzare l’amore significa piegarlo, impoverirlo fino ad annullarlo. Certo in natura l’amore esiste, nella sua naturalità ogni essere è spinto incontro a un altro; ma se arrivano le parole c’è il rischio che si cominci a scavare fino a raggiungere pericolosamente quella linea d’ombra, in cui forse l’unico amore è quello per se stessi, per la vita che ci è stata data. Allora bisognerebbe non parlare? Muti come i pesci? E se anche i pesci parlassero?