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mercoledì 26 giugno 2019

The Plastic Cardboard Sonata (opera prima)

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The Plastic Cardboard Sonata

The Plastic Cardboard Sonata

titolo originale:

THE PLASTIC CARDBOARD SONATA

cast:

Andrea Vasone, Fabiana Feliziani, Rimi Beqiri, Martina Palmitesta, Snejana Shandarinova, Nicole Petrelli, Daniele Tammurello, Matteo Montalto, Sandro Luciani, Lorena Scintu, Massimo Ceccovecchi, Gaia Ceccovecchi, Antonio Mirabella, Fabio Ulleri, Germana Flamini, Monia Rosa, Alberto Bosani, Alex Chiaf, Fabrizio Nazionale, Giuseppe di Pasquale, Valentina Melle, Stefano Grillo, Claudia Panzavecchia

fotografia:

musica:

Pasquale Mollo

paese:

Italia

anno:

2015

durata:

80'

formato:

colore

premi e festival:

Lui è un modesto agente immobiliare che, in un’anonima periferia di una città qualunque, trascorre una vita routinaria e monotona. Dietro questa parvenza di “normalità compulsiva” si nasconde però una condizione di isolamento quasi autistico. Così, nel tentativo di costruire l’illusione di un mondo ideale, con l’aiuto di un gruppo di figuranti, ogni giorno Lui mette in scena una grottesca rappresentazione del “quartiere perfetto” orchestrata con minuziosità maniacale. Ma, proprio mentre questo artificio sembra aiutarlo a coronare il suo inespresso sogno d’amore, la cruda realtà prende via via il sopravvento, spingendo il protagonista a deporre le sue illusioni in favore di un nuovo contatto con l’imperfetta dimensione umana. The Plastic Cardboard Sonata è una storia di solitudine metropolitana caratterizzata da suggestioni liriche contrapposte a situazioni paradossali, che, attraverso un sapienze uso del silenzio, racconta del malessere esistenziale della vita quotidiana.

NOTE DI REGIA:
L’ispirazione di The Plastic Cardboard Sonata è nata dal desiderio di rappresentare un fenomeno che abbiamo osservato con i nostri occhi, vivendolo per esperienza diretta: la solitudine delle nuove periferie piccoloborghesi che si sono recentemente sviluppate a Roma.
Abbiamo percepito l’urgenza di raccontare come simili luoghi siano sfuggiti al nostro controllo: si tratta di ambienti dove le relazioni umane sono pervase dall’interesse materiale e dalla noia, dove gli spazi comuni sono inesistenti e l’impianto architettonico regola i rapporti tra gli individui – d’altra parte i centri commerciali hanno soppiantato le piazze. E, soprattutto, si tratta di luoghi dove gli edifici sono tanto indistinguibili quanto le vicende che essi ospitano. Simili quartieri sono popolati da una nuova specie di “migranti”, ovvero pendolari urbani che evitano scientemente qualunque contatto con il cuore pulsante della città.
Tutte le periferie romane appaiono identiche: terre di nessuno dove vivono singoli individui che non si integrano l’uno con l’altro, pur presentando tutti lo stesso vissuto. Siamo totalmente agli antipodi rispetto al popolo pasoliniano e alla sua autenticità umana, non soltanto per questioni di carattere concettuale e di estrazione sociale. Nel nostro film nessun personaggio ha un nome definito, poiché nelle nuove periferie nessuno è chiamato con il suo nome. Si è identificati da ciò che si fa e si mostra e ci si distingue soltanto sulla base delle proprie abitudini e nevrosi. Le persone vengono ridotte in maniera superficiale a pura rappresentazione di sé e, paradossalmente, l’identità di ciascuno viene ridelineata secondo un profilo stereotipato.
Abbiamo avuto a disposizione mezzi molto scarsi per implementare il nostro progetto, ma avevamo un’idea per aggregare potenziale. Abbiamo così scoperto un’altra faccia dell’Italia, che non è solo un paese gretto, annoiato e senza speranza, ma anche un macrocosmo di artisti che non riescono ad adattarsi all’appiattimento e all’impoverimento dei canoni espressivi. Abbiamo coinvolto professionisti di alto profilo che ci hanno generosamente aiutato a raccontare la nostra storia senza alcuna pretesa di remunerazione per il tempo e la fatica impiegata. Si tratta di un’élite di liberi pensatori ancora convinti che si possa prendere parte un’impresa affascinante, per quanto poco lucrativa essa possa risultare.
The Plastic Cardboard Sonata è pertanto una scommessa contro ogni probabilità, quantomeno alla luce degli standard cinematografici cui siamo avvezzi. E’ un racconto distopico ma oggettivo, che aborrisce il sentimentalismo e l’artificio e che, di conseguenza, nonostante un’accesa vena lirica, non si impone uno scontato lieto fine. E’ un’esplorazione degli anfratti più tortuosi della solitudine, che non ha né inizio né fine, proprio come la vicenda del protagonista. Perché “vuoto e inospitale è il mare”.