La Foresta di ghiaccio (opera seconda)

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La Foresta di ghiaccio

La Foresta di ghiaccio

titolo originale:

LA FORESTA DI GHIACCIO

titolo internazionale:

ICE FOREST

regia di:

cast:

Emir Kusturica, Ksenia Rappoport, Adriano Giannini, Domenico Diele, Giovanni Vettorazzo, Maria Roveran, Rinat Khismatouline, Diego Ribon, Danilo Panzeri, Marco Tenti, Adriano Mosca, Stefano Pellizzari, Nusret Salija, Armend Salija, Bambara Aboubacar, Franco Paissan

scenografia:

produzione:

Ascent Film, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT, con il sostegno di Trentino Film Commission

paese:

Italia

anno:

2014

durata:

99'

formato:

colore

uscito in sala:

13/11/2014

Un improvviso blackout trascina nel buio un paesino di montagna. Un guasto sta flagellando la centrale elettrica in quota.
Pietro, operaio specializzato al primo incarico, viene spedito a risolvere il problema. Ma in quella terribile terra ghiacciata inizia il viaggio dentro un mistero, e ognuno nasconde un segreto: Lorenzo, il simpatico capo tecnico con cui Pietro ha legato, si rivela il cassiere di una strana organizzazione; l’inavvicinabile guardiano della diga, Secondo, è la bestia che guida quella banda, e la zoologa Laura, studiosa di orsi, sembra anche lei celare qualcosa.
E all’improvviso, in una notte gelida, Lorenzo scompare senza lasciare traccia. È fuggito o è stato fatto sparire?
Comincia un gioco di specchi deformanti in cui nessuno è immune dal sospetto, e da cui nessuno è al riparo. Perché, nella "Foresta di Ghiaccio", nulla è come appare.

NOTE DI REGIA:
La foresta di ghiaccio è un thriller. Un enorme nodo drammaturgico che lentamente si scioglie fino a diventare polvere e vento. È un viaggio nella mente e nel corpo, fatto di tensione e paura che a volte va oltre la comprensione. Ogni dettaglio ha un destino preciso, da ogni parte può arrivare la minaccia. Un incessante percorso a ostacoli dove i personaggi corrono senza sosta. Pietro è cresciuto fin da bambino attendendo il momento giusto per entrare in azione, passando anni senza mai abbassare la guardia, costruendosi la sua battaglia pezzo per pezzo. La foresta di ghiaccio per me è un simbolo: un piccolo villaggio che diventa un’enorme città dove l’inganno si fonde con la menzogna e il senso di colpa è un sentimento troppo fiacco perché sia vissuto. È qui che il branco si rintana, dietro la forza della natura, così da non ammettere il proprio peccato. Ho sempre amato il cosiddetto “realismo magico”. L’uso del cinema di genere in una storia come questa mi permette di raccontare il film parlando una lingua dura e asciutta ma dagli intensi contenuti emotivi.